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Archivio per dicembre 2011

LA PROVA DEL NOVE

giovedì, 29 dicembre 2011 Lascia un commento

di Giuseppe Turani

Oggi sarà il giorno della verità per il governo di Mario Monti e dei suoi tecnici. Ci sarà infatti l’asta di bond (a tre e dieci anni) e bisognerà vedere se il forte ribasso dei tassi di interesse che si è visto ieri (crollato al 3,25 per cento) sarà confermato oppure no. Nel tardo pomeriggio di ieri, infatti, lo spread con i bund tedeschi era risalito a quota 510 (dopo essere sceso vicino a 480). Insomma, l’asta di oggi sarà un po’ la prova del nove della manovra fatta fin qui.

Ma poi ci sarà Mario Monti in persona in conferenza stampa. Da lui ci si aspetta un bilancio su come sono andate le cose fino a oggi, ma soprattutto, ci si aspetta che illustri le prossime mosse. Cioè le manovre per la crescita. Ieri il consiglio dei Ministri ne ha parlato per tre ore, ma non sono uscite indiscrezioni.

Si sa solo che di soldi, come è ovvio, non ce ne sono e quindi si tratterà più che altro di manovre “a costo zero”. Manovre, però, che potrebbero essere molto importanti e molto decisive.

Secondo le indiscrezioni girate neri giorni scorsi le cose nell’agenda di Mario Monti dovrebbero essere queste:

1- Liberalizzazioni. E qui ci sono i taxi e le farmacie (non molto importanti), ma anche le professioni (che invece sono strategiche), l’energia e i servizi locali (trasporti, acqua, ecc.). In sostanza, le liberalizzazioni a cui il governo sta pensando dovrebbero avere il compito di aumentare la concorrenza e quindi di fornire servizi ai cittadini a prezzi più bassi. In una parola, si tratterebbe di aumentare l’efficienza complessiva del sistema.

2- La seconda grossa riforma dovrebbe riguardare il mercato del lavoro, oggi un po’ troppo ingessato e un po’ troppo “favorevole” a coloro che sono già occupati in modo stabile (a tempo indeterminato) presso qualche azienda. La riforma dovrebbe puntare a rendere più facile sia l’ingresso nel lavoro che l’uscita dalle aziende (in caso di crisi). E anche questo dovrebbe dare una spinta a un sistema produttivo un po’ in difficoltà.

3- In più, dovrebbero esserci misure per revisionare il catasto per renderlo più adeguato ai valori reali. E anche lo sblocco di lavori pubblici di una certa consistenza (anche oltre 10 miliardi di euro).

Il governo Monti ci ha abituati a delle sorprese e quindi non è escluso che anche oggi possa riservarcene qualcuna.

Le misure che saranno illustrate non saranno, però, di realizzazione immediata. Un po’ perché richiedono tempo (sono in lista d’attesa da qualche decennio), ma sopratutto perché su alcune di esse si sono già appuntate le osservazioni dei sindacati (molto contrari alla riforma del lavoro) e delle forze politiche maggiori che vorrebbero probabilmente misure più morbide.

Oggi, insomma, l’Italia (e Monti) si giocano una partita importante. L’andamento dell’asta dei bond dirà se abbiamo guadagnato qualche punto di considerazione sui mercati. La conferenza stampa di Monti ci dirà se stiamo finalmente per vedere qualche riforma importante oppure no.

(Dal “Quotidiano Nazionale” del 29 dicembre 2011)

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Falso allarme spread, il differenziale Btp-Bund sopra quota 500 ma per adeguamenti tecnici – Corriere della Sera

lunedì, 19 dicembre 2011 Lascia un commento

Falso allarme spread, il differenziale Btp-Bund sopra quota 500 ma per adeguamenti tecnici – Corriere della Sera

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Confindustria, allarme occupazione: nel 2013 ottocentomila posti in meno- LASTAMPA.it

giovedì, 15 dicembre 2011 Lascia un commento

Confindustria, allarme occupazione: nel 2013 ottocentomila posti in meno- LASTAMPA.it

viaConfindustria, allarme occupazione: nel 2013 ottocentomila posti in meno- LASTAMPA.it.

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martedì, 6 dicembre 2011 Lascia un commento

A GIORNI IN EDICOLA UB DI DICEMBRE

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MANCA SOLO LA CRESCITA

lunedì, 5 dicembre 2011 Lascia un commento

di Giuseppe Turani

Uno spirito polemico e maligno potrebbe liquidare la manovra “Salva Italia” di Mario Monti con poche parole: il rigore si vede, l’equità è da discutere, la crescita è un’idea. In realtà, le cose sono più complesse. Intanto, l’alternativa di partenza era drastica: o si fa una manovra pesante o l’Italia fa default, trascinandosi dietro l’euro e tutta la costruzione europea. Per ritrovarsi il giorno dopo veramente nei guai.

Quindi non c’erano margini per andare tanto per il sottile. A gente abituata al cinismo della politica le lacrime del ministro del lavoro Fornero, quando ha dovuto annunciare il blocco della scala mobile per le pensioni, può essere sembrato esagerato e spettacolare. Invece da un’idea dei limiti ristrettissimi nei quali Monti ha dovuto muoversi: tirare fuori alcune decine di miliardi di di euro da questo paese (il più tartassato ormai fra quelli europei) non era facile. E richiedeva un po’ di crudeltà, che è stata usata.

Non c’è la grande bastonata ai ricchi, come avrebbero voluto i sindacati e il Pd (la patrimoniale). Ma qualcosa è stato fatto: barche, aerei, case e auto potenti pagheranno un po’ di più. E non c’è stata nemmeno la grande bastonata ai costi della politica. Però una botta robusta alle province è stata data: via la giunta, solo 10 consiglieri e correre. E tutti quelli nominati nelle altre cariche (suppongo le società locali) senza stipendio e gettoni di presenza. Non è la rivoluzione che molti avrebbero (giustamente) voluto. Ma è un inizio. Mai nessuno aveva osato sfoltire così le province. Magari fra qualche mese Monti troverà anche il coraggio di cancellarne un po’.

Il punto debole di tutta la complessa costruzione della manovra “Salva Italia” resta la crescita. D’altra parte, quando da un paese si prelevano trenta miliardi di euro, chiedergli poi anche di crescere è un controsenso. Ma gli uomini di Monti hanno lavorato sul bilancio dello Stato e hanno messo insieme qualcosa: lavori pubblici, aiuti alle imprese, ecc.

Basterà tutto questo? L’Italia non cresce da dieci anni. L’idea di farla crescere proprio adesso è una sfida contro le leggi di natura. Diciamo allora che tutto il resto c’è (anche se sulle liberalizzazioni si poteva osare di più), sulla crescita invece la “Salva Italia” è una scommessa. Ma è una scommessa sulla quale si gioca tutto.

(Dal “Quotidiano Nazionale” del 5 dicembre 2011)

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IL DOVERE DELLA FRETTA

sabato, 3 dicembre 2011 Lascia un commento

di Giuseppe Turani

E se dietro l’angolo dell’economia italiana fosse in attesa un iceberg più grande di quello che oggi immaginiamo? Un iceberg capace di regalarci sette anni di recessione? L’Ocse (che è l’organizzazione degli Stati più industrializzati) ci ha spiegato che nel 2012 l’Italia rischia una leggera recessione (dopo un anno in cui tutti, qui, invocano la crescita). L’Ocse è un’organizzazione molto gentile e molto prudente, diplomatica: cerca di mandare io segnali giusti, ma senza creare il panico. In realtà, i rischi che attendono l’Europa e l’Italia sono più grandi di quelli disegnati dall’organizzazione con sede a Parigi, a prescindere da eventi catastrofici come l’eventuale crollo dell’euro. Tutto questo ha cambiato la qualità dei dibattiti e l’agenda di Mario Monti, che è diventata molto più rapida e svelta. Le anticipazioni delle misure che stanno per essere varate la dicono lunga: aumenti dell’Irpef, tagli alla sanità, tassa sul lusso, oltre naturalmente all’inevitabile stretta sui trattamenti pensionistici. Probabilmente l’ingorgo di incontri, informative e appuntamenti istituzionali che il premier è stato costretto a mettere in calendario da oggi a lunedì non ha precedenti. È lo specchio dell’urgenza e della concitazione del momento. Non a caso la cancelliera Angela Merkel ci ha ricordato ieri che l’Italia è responsabile del proprio futuro ma anche del futuro dell’intera Europa (lo sapevamo, ma sappiamo anche che certamente il futuro dell’euro non dipende solo dal governo Monti).

Per quanto riguarda l’Europa, gli economisti della banca d’affari Morgan Stanley hanno appena messo a punto tre scenari. In quello «centrale» si prevede una recessione (meno 0,2 per cento di Pil) nel 2012 e una lieve ripresa (più 0,9 per cento) nel 2013. Ma c’è anche lo scenario «cattivo» (se qualcosa va storto): in questo caso la recessione del 2012 è pesante (meno 2 per cento) e nel 2013 si è ancora in recessione, sia pure con valori più attenuati (meno 0,3 per cento di Pil). Lo scenario buono non è esaltante, ma va bene: crescita moderata nel 2012 e più sostenuta nel 2013.

I drammi vengono fuori quando si va a vedere la scheda relativa all’Italia. E lì ci si rende conto di quanto sia gravoso il compito di Mario Monti. Nello scenario-base degli economisti di Morgan Stanley la recessione del 2012 si spingerà fino a una diminuzione del nostro Pil dell’1 per cento (quindi sarà consistente) mentre la ripresa del 2013 sarà appena percettibile: più 0,2 per cento. Il pareggio di bilancio non sarà raggiunto e, soprattutto, la disoccupazione, che oggi è poco sopra l’8 per cento, dovrebbe arrivare fino a superare l’11 per cento.

Si tratta di numeri che, se dovessero concretizzarsi davvero, difficilmente potrebbero essere sopportati dal paese sul piano sociale e politico. Insomma, avremmo la gente nelle piazze. Questo è lo scenario «centrale»: è quello che succederà se saremo solo poco coraggiosi. Ma anche per il nostro Paese esiste uno scenario «cattivo»: se non facciamo niente. E è da incubo. Recessione del 3,1 per cento nel 2012 e del 2 per cento nel 2013,. Poi, recessione con diminuzione del Pil dello 0,4 per cento per tutti gli anni che vanno dal 2014 al 2018. Insomma, sette anni di recessione, tutti di fila. Al di là di quel che pensano Bossi, Di Pietro o Susanna Camusso, forse è meglio muoversi. Buon lavoro, professor Monti.

(Dal “Quotidiano Nazionale” del 3 dicembre 2011)

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