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UN MONTI ESAGERATO

di Giuseppe Turani

Forse Cristine Lagarde, direttrice del Fondo monetario inter­nazionale, ha esagerato un po’ quando ha detto che o nel 2012 si dà una bella raddrizzata all’economia mondiale o si precipita in una crisi tipo anni 30, con milioni di disoccupati da tutte le parti. Però va detto che la crisi attuale (solo leggermente più lieve di quella anni 30) va avanti ormai da quattro anni e non se ne vede la conclusione.

Un intero continente, l’Europa, sembra in balìa di se stesso insieme alla sua moneta e non riesce a crescere (quest’anno andrà addirittura in recessione). E anche dall’altra parte dell’Atlantico non tira un’aria straordinaria: un passo avanti e uno indietro. L’unico luogo del pianeta in cui le cose vanno bene è l’Asia: paghe minime, maxi orari di lavoro, niente welfare, come nell’Ottocento. E la cosa dovrebbe far pensare: l’unico “modello” che oggi sembra funzionare è il modello che tutti respingiamo e che consideriamo superato dalla sensibilità moderna.

Se poi dai maxi-sistemi, scendiamo alle cose italiane il quadro è ancora più pieno di ombre (anche se ieri lo spread sui Bund tedeschi, per la prima volta, è andato sotto quota 400: un buon augurio?). Tutte le fonti indipendenti dicono che si va in recessione quest’anno e l’anno prossimo. Nel 2012 si va giù dell’1,5-2 per cento (che è una bella botta) e nel 2013 solo dello 0,3 per cento, ma sempre giù. Dopo, dal 2014 in avanti, si dovrebbe tornare a crescere, ma di poco: grosso modo l’1 per cento all’anno. In più c’è la questione dell’indebitamento così grande da essere paralizzante, della pressione fiscale ormai eccessiva, e dei disoccupati che non si riesce a far diminuire (e che nel 2013 potrebbero arrivare alla quota record del 10 per cento).

Queste sono le previsioni correnti sulla base di quello che è oggi l’Italia: un paese soffocato dalle sue corporazioni, dal fatto che tutti sono pieni di diritti non negoziabili, e da una produttività che è sempre quella.

Ma le cifre appena date sono anche il ritratto di un paese sostanzialmente bloccato, immobile, che quando poi si alza un po’ di vento, va “sotto”, in recessione.

E quindi fanno bene i partiti e le forze sociali a voler discutere con Mario Monti delle varie riforme e di tutto il resto. Ma dovrebbero anche aver presente il ritratto dell’Italia appena fatto: il ritratto di un paese che, così com’è, è bloccato e può solo vedere aumentare i suoi disoccupati e diminuire il suo benessere.

La situazione è talmente disperante che verrebbe voglia di dire che qualsiasi cosa è meglio di “questo”. Qualsiasi. Siamo come chiusi dentro una scatola d’acciaio: e bisogna romperla. Qualcuno si farà male, ma le pareti devono saltare se vogliamo avere un po’ di futuro.

Monti e i suoi hanno cominciato a tirare colpi sulle pareti. Lasciamo che vadano avanti. Se ci saranno eccessi, poi si potrà rimediare. Ma adesso non si bisogna aver paura del troppo nuovo. Anzi. Vasco Rossi cantava “Voglio una vita esagerata”. Ecco, noi dobbiamo volere un Monti esagerato, che ci porti lontano dall’Italia corporativa e ingabbiata che ci sta soffocando.

(Dal “Quotidiano Nazionale” del 25 gennaio 2012)

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