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ITALIA E GRECIA

di Giuseppe Turani

L’Italia è ufficialmente in recessione e la è Grecia sull’orlo del collasso. Brutta aria nel Mediterraneo. Che cosa sta succedendo? Nessuno può salvare la Grecia. E’ stato calcolato che gli europei (più di 300 milioni) dovrebbero caricarsi sulle spalle 700 euro a testa per pagare i debiti di Atene e consentire quindi a quel paese di ripartire per una nuova vita. Ma non sarebbe una vita semplice comunque (anche ammesso che gli europei vogliano tassarsi per la Grecia). Il dramma di questo paese, a parte gli errori del passato, è che non ha un’economia. In questi anni, invece di costruire qualcosa (delle imprese, delle attività), ha distribuito soldi pubblici (recuperati attraverso l’indebitamento) come stipendi.

E così, anche ammettendo che si trovi un sistema per salvare la Grecia, non si capisce bene di che cosa vivrebbe dopo. E questo è il vero dramma della Grecia. La miseria, insomma, non viene imposta dall’Europa, ma dal fatto che non si è sviluppata un’economia. La miseria, temo, accompagnerà questo paese ancora per molti anni.

L’Italia non è come la Grecia. Bene o male, siamo la seconda potenza manifatturiera d’Europa. In molte attività abbiamo aziende che sono leader nel Vecchio Continente o addirittura leader mondiali. Però sono dieci o quindici anni che non si cresce. E non si cresce perché siamo soffocati da un’immensa cappa burocratica e perché la produttività non aumenta. Anzi, va indietro.

In più, siamo afflitti da 1900 miliardi di debiti, il 120 per cento della ricchezza prodotta in un anno. Adesso, con il governo Monti, siamo impegnati a andare in pareggio entro il 2013, cioè entro l’anno prossimo. Se ci riusciremo, sarà un grosso successo (sono più di cento anni che il nostro bilancio statale è in passivo). Ma nel 2013 il nostro debito sul Pil sarà ancora del 120 per cento. La nostra lunga marcia verso la normalità comincerà a quel punto.

In giro c’è un clima migliore di qualche mese fa. L’America un po’ si muove, la Cina e l’Asia vanno. Ma l’Italia è in recessione e deve tirarsene fuori in fretta. Non ci sono soldi da gettare sul terreno per spingere la ripresa: c’erano ma sono già stati abbondantemente spesi.

Per crescere, quindi, dobbiamo contare solo su noi stessi. Dobbiamo, cioè, fare piazza pulita di tutti i lacci e lacciuoli (compresi quelli sindacali) che imprigionano la società italiana e liberare le forze positive che esistono.

(Dal “Quotidiano Nazionale” del 16 febbraio 2012)

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