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Archivio per la categoria ‘2011’

IL DOVERE DELLA FRETTA

sabato, 3 dicembre 2011 Lascia un commento

di Giuseppe Turani

E se dietro l’angolo dell’economia italiana fosse in attesa un iceberg più grande di quello che oggi immaginiamo? Un iceberg capace di regalarci sette anni di recessione? L’Ocse (che è l’organizzazione degli Stati più industrializzati) ci ha spiegato che nel 2012 l’Italia rischia una leggera recessione (dopo un anno in cui tutti, qui, invocano la crescita). L’Ocse è un’organizzazione molto gentile e molto prudente, diplomatica: cerca di mandare io segnali giusti, ma senza creare il panico. In realtà, i rischi che attendono l’Europa e l’Italia sono più grandi di quelli disegnati dall’organizzazione con sede a Parigi, a prescindere da eventi catastrofici come l’eventuale crollo dell’euro. Tutto questo ha cambiato la qualità dei dibattiti e l’agenda di Mario Monti, che è diventata molto più rapida e svelta. Le anticipazioni delle misure che stanno per essere varate la dicono lunga: aumenti dell’Irpef, tagli alla sanità, tassa sul lusso, oltre naturalmente all’inevitabile stretta sui trattamenti pensionistici. Probabilmente l’ingorgo di incontri, informative e appuntamenti istituzionali che il premier è stato costretto a mettere in calendario da oggi a lunedì non ha precedenti. È lo specchio dell’urgenza e della concitazione del momento. Non a caso la cancelliera Angela Merkel ci ha ricordato ieri che l’Italia è responsabile del proprio futuro ma anche del futuro dell’intera Europa (lo sapevamo, ma sappiamo anche che certamente il futuro dell’euro non dipende solo dal governo Monti).

Per quanto riguarda l’Europa, gli economisti della banca d’affari Morgan Stanley hanno appena messo a punto tre scenari. In quello «centrale» si prevede una recessione (meno 0,2 per cento di Pil) nel 2012 e una lieve ripresa (più 0,9 per cento) nel 2013. Ma c’è anche lo scenario «cattivo» (se qualcosa va storto): in questo caso la recessione del 2012 è pesante (meno 2 per cento) e nel 2013 si è ancora in recessione, sia pure con valori più attenuati (meno 0,3 per cento di Pil). Lo scenario buono non è esaltante, ma va bene: crescita moderata nel 2012 e più sostenuta nel 2013.

I drammi vengono fuori quando si va a vedere la scheda relativa all’Italia. E lì ci si rende conto di quanto sia gravoso il compito di Mario Monti. Nello scenario-base degli economisti di Morgan Stanley la recessione del 2012 si spingerà fino a una diminuzione del nostro Pil dell’1 per cento (quindi sarà consistente) mentre la ripresa del 2013 sarà appena percettibile: più 0,2 per cento. Il pareggio di bilancio non sarà raggiunto e, soprattutto, la disoccupazione, che oggi è poco sopra l’8 per cento, dovrebbe arrivare fino a superare l’11 per cento.

Si tratta di numeri che, se dovessero concretizzarsi davvero, difficilmente potrebbero essere sopportati dal paese sul piano sociale e politico. Insomma, avremmo la gente nelle piazze. Questo è lo scenario «centrale»: è quello che succederà se saremo solo poco coraggiosi. Ma anche per il nostro Paese esiste uno scenario «cattivo»: se non facciamo niente. E è da incubo. Recessione del 3,1 per cento nel 2012 e del 2 per cento nel 2013,. Poi, recessione con diminuzione del Pil dello 0,4 per cento per tutti gli anni che vanno dal 2014 al 2018. Insomma, sette anni di recessione, tutti di fila. Al di là di quel che pensano Bossi, Di Pietro o Susanna Camusso, forse è meglio muoversi. Buon lavoro, professor Monti.

(Dal “Quotidiano Nazionale” del 3 dicembre 2011)

Titoli di stato in difficoltà: nuovo record storico dello spread con quelli tedeschi – Corriere della Sera

lunedì, 27 giugno 2011 Lascia un commento

Titoli di stato in difficoltà: nuovo record storico dello spread con quelli tedeschi – Corriere della Sera

viaTitoli di stato in difficoltà: nuovo record storico dello spread con quelli tedeschi – Corriere della Sera.

Categories: 2011, banche centrali, Italia

IN EDICOLA UB DI GIUGNO 2011

mercoledì, 15 giugno 2011 Lascia un commento

Categories: 2011, Generale, Italia

40 MILIARDI DI MANOVRA

sabato, 16 aprile 2011 Lascia un commento

Il Riformista

viaIl Riformista.

LE SCARPE E IL BANCHIERE

sabato, 9 aprile 2011 Lascia un commento

di Giuseppe Turani
Milano. “Ma non, non c’è nessun disegno, e dietro non c’è proprio niente. C’è solo che io sono stato messo nel consiglio delle Generali per rappresentare gli azionisti e questo voglio fare. Se vedo delle cose che non vanno bene, protesto. Le Generali devono fare il proprio mestiere e dare dei buoni utili agli azionisti, che ci hanno messo i soldi. Tutto il resto sono chiacchiere”.
Sono già passati alcuni giorni dalle prime sfuriate contro gli “arzilli vecchietti” (Cesare Geronzi, presidente di Generali, e Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Banca Intesa). Della Valle è sul suo aereo e sta volando verso le Marche, da Milano, dove c’è stata l’alluvione con seri danni proprio a Casette d’Ete, suo quartier generale.
Da come parla, si capisce che ha un po’ l’aria di chi non pensa di aver detto cose esplosive: “Ho solo detto che le società devono fare il loro mestiere”. E ha suggerito che le Generali, ma il criterio dovrebbe essere universale, si concentrino sulle partecipazioni relative al proprio lavoro, settore di intervento. E ha insistito, ad esempio perché le Generali vendano la quota che hanno in Rcs, che secondo lui non c’entra niente con la compagnia triestina, ma che serve solo al suo vertice, cioè a Geronzi, per “comandare”, almeno un po’, sul più importante giornale italiano. Perché, si chiede Della Valle, i soldi degli azionisti devono servire a fare queste cose? Quelli hanno investito su una compagnia assicurativa, mica su altro.
In realtà, Della Valle, con la sua di dire, io vengo da Casette d’Ete, dove la gente lavora a fare scarpe, che poi cerchiamo di vendere, e basta, ha scoperchiato un problema gigantesco, e che non ha quasi soluzione: quello degli assetti del capitalismo italiano.
Il nostro capitalismo, si sa, è sempre stato un capitalismo con pochi soldi. E quindi è sempre stato in piedi grazie a appoggi e a sostegni di varia natura. In gran parte, poi, si è sorretto per decenni sull’ingegno di un solo uomo: Enrico Cuccia. Con Mediobanca (che era dello Stato-Iri, ma che lui usava come fosse sua) è sempre intervenuto ogni volta che c’era bisogno di qualcosa.
Sul finire della sua vita aveva addirittura concepito il grandioso disegno della galassia del Nord. In pratica si trattava di impastare Mediobanca, Generali, Comit e Credit più qualcos’altro in un unico blocco, di fatto autoreferenziale, dove ogni soggetto avrebbe garantito il controllo e l’indipendenza dell’altro. E la Galassia avrebbe potuto fare da scudo anche nel caso in cui Fiat, Pirelli o qualche altra società avesse avuto bisogno di un soccorso o di una protezione.
Nella sua testa non era un disegno autoritario o contro le leggi del mercato. Era solo un modo per dare una certa autonomia a un blocco finanziario, e quindi per consentire al capitalismo del nord, quello che era anche stato definito come “l’ala nobile del capitalismo italiano” di poter crescere senza dover subire i ricatti della politica.
In realtà, il disegno della Galassia del Nord è rimasto solo un disegno e alla morte di Cuccia, giugno del 2000, il capitalismo italiano si trova quanto mai disorganizzato. Meno di tre anni dopo, nel gennaio del 2003 muore anche Gianni Agnelli (seguito a meno di un anno dal fratello Umberto). A quel punto il capitalismo italiano non ha più punti di riferimento, non ha più “grandi vecchi” a cui appellarsi o a cui chiedere consiglio. Ognuno è solo nella prateria.
Di fatto, come “regolatori” del traffico, in una certa misura, emergono due personaggi, Giovanni Bazoli e Cesare Geronzi. Bazoli, cattolico molto intelligente e con una grande esperienza politica, non è banchiere di lungo corso. Lui entra in scena quando collassa il vecchio Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Nino Andreatta, che è al Tesoro, non trova nessuna banca e raccolga le spoglie dell’Ambrosiano. Tutti i più grandi banchieri gli dicono di no. Alla fine, si rivolge all’amico Bazoli. Bazoli arriva e nel giro di non molti anni da quel rottame tira fuori l’attuale Banca Intesa (con dentro anche il San Paolo di Torino).
Bazoli, insomma, ha qualche titolo, qualche medaglia conquistata sul campo. Se Banca Intesa oggi esiste, lo si deve anche alla sua testardaggine e alla sua abilità diplomatica.
Bazoli, che è presente anche lui nella Rcs-Corriere della Sera, sostiene che è stato Gianni Agnelli, sul letto di morte, a affidargli in “Corriere della Sera”, pregandolo di occuparsene e di mantenerne l’indipendenza.
Geronzi ha un percorso tutto diverso (anche se poi i due si conoscono e si sono anche frequentati a lungo). Geronzi, ex ragazzo prodigio dell’ufficio cambi della Banca d’Italia, è andato poi alla Banca di Roma (che ha ingrandito assorbendo altri istituti in disordine) e lo si ritrova in tutti gli affari un po’ border-line di questi anni. La sua tesi è che è intervenuto per evitare il peggio. Altri dicono che è vero il contrario, e cin sono cause giudiziarie pendenti.
Ma non è questo il punto. Dopo un breve passaggio a Mediobanca, come presidente, Geronzi va alle Generali, sempre come presidente. E ha in testa un’idea, da sempre, e cioè che il capitalismo italiano è disordinato e fragile e che le Generali potrebbero dare una mano (sono piene di soldi) a aggiustare un po’ le cose.
Si tratta della stessa idea che, su un altro fronte, coltiva Bazoli. Tutti e due si ritengono “banchieri di sistema”. Non sono lì solo per fare soldi, ma per migliorare il sistema complessivo, intervenendo dove il potere pubblico o il potere privato non riesce a combinare qualcosa di positivo. Sarà un caso, ma tanto Banca Intesa quanto le Generali le ritroviamo a giocare “fuori casa”, nella Rcs-Corriere e in Telecom. Nel primo caso , svanita la vecchia proprietà Rizzoli, cercano di tenere in piedi un grande gruppo editoriale senza che finisca in mano a qualche raider straniero o nazionale. Nel secondo, una volta allontanato Tronchetti Provera dalla Telecom, e non essendoci un nuovo proprietario di ricambio, fanno i proprietari sostituti, non avendo peraltro alcuna competenza o vocazione per le telecomunicazioni.
Questi sono due casi molto evidenti, ma se si osserva con cura il capitalismo italiano si vedono molte partite “fuori casa”. In parole più semplici: non si trova un padrone accettabile per la Rcs o per la Telecom, e allora si va avanti con queste cose, con Bazoli e Geronzi che danno una mano (e che, naturalmente, poi cercano di influire, già che sono lì).
Il pasticcio c’è, inutile dire che non esiste, e la provocazione di Della Valle è grossa. In sostanza lui predica un capitalismo dove ognuno faccia il suo mestiere (perché mai le Generali dovrebbero occuparsi del Ponte sullo stretto di Messina, solo perché il governo non sa a chi diavolo farlo fare?).
Solo che questo capitalismo, se riportato a delle regole corrette di funzionamento, non sta in piedi. Basterà solo un esempio: le due più grandi banche italiane (Intesa e Unicredit) stanno lì (e possono intervenire a aiutare gli altri, in forme proprie e improprie)= solo perché alle spalle hanno le fondazioni (che ne assicurano la stabilità proprietaria. Solo che le fondazioni bancarie sono di fatto soggetti abusivi della scena capitalistica. Non hanno azionisti e non rispondono a nessuno (se non a qualche politico) di quello che fanno. Sono, tecnicamente, soggetti irresponsabili.
Ma se si obbligassero le fondazioni a uscire dalle banche (e questa sarebbe una grande operazione di pulizia e di trasparenza) le nostre due maggiori banche (non essendoci qui nessuno che se le voglia comprare) sarebbero preda del primo raider internazionale.
Insomma, Della Valle ha ragione. Sotto il cielo del capitalismo italiano c’è troppa confusione e ci sono troppi giochi. Ma per fare ordine sarà necessaria una lunga marcia. Lunghissima.
(da “Uomini & Business” di marzo 2011)

Categories: 2011, Finanza

Parmalat, ok del cdm: al Tesoro partecipazioni in aziende strategiche – Corriere della Sera

giovedì, 31 marzo 2011 Lascia un commento

Parmalat, ok del cdm: al Tesoro partecipazioni in aziende strategiche – Corriere della Sera

viaParmalat, ok del cdm: al Tesoro partecipazioni in aziende strategiche – Corriere della Sera.

Categories: 2011, Finanza, Italia

Bankitalia: nuovo record del debito – Corriere della Sera

martedì, 15 marzo 2011 Lascia un commento

Bankitalia: nuovo record del debito – Corriere della Sera

viaBankitalia: nuovo record del debito – Corriere della Sera.

Categories: 2011, banche centrali

PRODUZIONE IN RIPRESA

mercoledì, 2 marzo 2011 Lascia un commento

Produzione industriale italiana in ripresa a febbraio dello 0,3 per cento sul mese precedente, secondo le rilevazioni del Centro Studi Cionfindustria. E le prospettive sono abbastanza buone: i vari indicatori segnalano che il trend di miglioramento va avanti. Rinmane da ricordare che, fino a oggi, la produzione industriale italiana è ancora sotto di quasi il 17 per cento rispetto ai valori massimi dell’arpile 2008 (prima della Grande Crisi). Quindi c’è ancora molta strada da fare per tornare esattamente dove eravamo tre anni fa.

Categories: 2011, Italia

ITALIA / CRESCITA FRENATA

martedì, 1 marzo 2011 Lascia un commento

Nonostante tutti i propositi di rilancio, l’andamento dell’economia italiana rimane debole e tale sarà per almeno tutto il 2011. La congiuntura mondiale, per la verità, sembra avere più spinta del previsto (anche se meno dell’anno scorso), ma l’Italia non raccoglie questi impulsi e naviga intorno alla linea della crescita dell’1 per cento. E la ragione è molto semplice. La crescita della domanda interna, a causa delle limitrazioni in corso, è praticamente uguale a zero. E per quanto riguarda la dfomanda dall’estero, ci sono problemi di competitività. E quindi si ristagna.

Categories: 2011, Generale, Italia
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