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Archivio per la categoria ‘Credito’

giovedì, 12 maggio 2011 Lascia un commento

I SOLDI DEGLI ALTRI

martedì, 21 settembre 2010 Lascia un commento

Sarò un po’ vecchia maniera, ma preferisco che a decidere su un finanziamento (o su un’iniziativa) siano Profumo e i suoi funzionari (selezionati dal mercato) piuttosto che i dirigenti della Lega (tutti ricordiamo ancora i disastri di Credit euronord). Ma loro ormai si sentono i padroni d’Italia e vogliono decidere tutto. E fanno quello che gli pare.

Categories: Credito, Generale

IN FUGA DAI FONDI

lunedì, 20 settembre 2010 Lascia un commento

I mercati azionari sono diventati talmente speculativi che ci sono operatori che lavorano un’ora all’apertura e un’ora alla chiusura. Tanto, spiegano, in mezzo non succede niente, se non un po’ di altalena. E questo perché le grandi case concentrano l’attività all’inizio e alla fine della giornata borsistica nel tentativo di far segnare ai listini quello che vogliono loro. Quello che accade in mezzo non fa storia e è lasciato nelle mani degli operatori minori.

In mezzo a questa confusione-speculazione si intravedono però delle nuove tendenze. E non sono positive. Due dati arrivati dagli Stati Uniti negli scorsi giorni devono far riflettere. Il primo é la chiusura di oltre quattrocento fondi di investimento, il secondo è l’ulteriore uscita in massa dei risparmiatori dai fondi azionari. Due elementi per una conferma: l’americano ha sempre meno voglia di comprare azioni.

D’altra parte con le tosature che ha subito negli ultimi anni c’é poco da meravigliarsi. Non solo ma tanti americani, cosi come tanti altri nel mondo, devono concentrare le proprie sostanze per vivere, ora che i guadagni di ogni nucleo familiare sono scesi, per pagare il mutuo e non perdere la casa e, per chi può, per dedicare risorse a cose più importanti di quella quota di risparmi che fino a ieri serviva per provare a guadagnare qualche soldo extra. Ora, lentamente, ma inesorabilmente, parte di quella massa di denaro viene meno. E soprattutto, con masse da amministrare ridotte, alcuni gestori non riescono più a raggiungere il pareggio dei costi e sono costretti a chiudere.

Che ci volesse una razionalizzazione di un settore che era cresciuto oltre ogni logica lo si sapeva. Ma che in poche settimane centinaia di società di gestione di fondi abbiano chiuso fa effetto. Forse pero’ fa ancora più effetto la quantità di riscatti dai fondi azionari in genere, per miliardi di dollari, perché – se non ora, nel tempo – potrebbe venir meno quel propellente finanziario che tanto é servito per lo sviluppo di gruppi industriali in tutto il mondo. Le cifre dei riscatti sono ancora modeste, se le si paragona allo spessore totale dei listini. Pero’ se la cosa andrà avanti il fenomeno potrebbe diventare preoccupante.

Anche perché ci aspetta una stagione di ricapitalizzazioni obbligate in quasi tutte le grandi banche del mondo. Per raggiun­gere i ratio minimi di solidità, per coprire i buchi di bilancio, insomma per poter ricominciare a fare attività senza l’angoscia di poter avere problemi di liquidità da un momento all’altro. Per ora i più accorti si sono messi a emettere obbligazioni e non passa giorno che non escano nuove proposte. Ma quanto ossigeno ha il mercato per continuare a sottoscriverle? Anni fa si poteva sostenere che il private equity avrebbe supplito pesantemente alle necessità di capitali per aziende e banche, visto che erano pieni di liquidità da investire.

Oggi pero’ quelli che per una breve stagione erano stati dipinti come i nuovi padroni del mondo sono – in parecchi casi – con le ossa rotte dalla loro stessa aggressività. Operazioni con leve finanziarie esagerate, società strapagate, acquisti basati su crescite ben presto rivelatesi irrealistiche sono solo tre delle principali categorie dei tanti errori da loro commessi. Ed ecco che anche qui fondi prestigiosi come Candover (protagonista in Italia di grandi operazioni come Ferretti e Technogym) chiudono bottega, molti altri sono lacerati da lotte intestine tra gestori e non riescono neanche più a investire i pochi soldi residui. Altri ancora hanno semplicemente finito i soldi e non ne trovano di nuovi perché i loro investitori (grandi banche, assicurazioni, fondi di previdenza ad esempio) hanno a loro volta capito che é iniziato un periodo in cui é bene non sperare in operazioni con alti ritorni a fronte di altissimi rischi, ma é bene accontentarsi di rendimenti più modesti. Ma più sicuri.

(da “Repubblica” del 19 settembre 2010)

I MALI DELLE BANCHE

lunedì, 13 settembre 2010 Lascia un commento

Sui mercati finanziari è in arrivo, molto probabilmente, una nuova tempesta. In sostanza, si tratterà di una sorta di resa dei conti rispetto alla Grande Crisi di due anni fa. E, ancora una volta, al centro delle turbolenze ci saranno le banche, vero nodo nevralgico dell’economia moderna. Per capire quello che sta accadendo, e che accadrà, bisogna fare un passo indietro e andare a leggere dei segnali che sono già arrivati al mercato, ma che sono stati un po’ trascurati.

Il dato di Bankitalia é passato quasi inosservato, ma ai più attenti non é certo sfuggito che le sofferenze monitorate dalla banca centrale siano aumentate di oltre il quaranta per cento rispetto ad un anno fa. Il dato ufficiale non é di per se enorme perché vede l’aggregato del sistema italiano in sofferenza ammontare a 70 miliardi di euro. Tutti pero’ sanno che quando una banca segnala le sofferenze é perché proprio non ne può più fare a meno, mentre tende a prendere tempo nel segnalare tutti i crediti che avranno grandi difficoltà ad essere rimborsati.

Per cui i 70 miliardi potrebbero essere solo la punta di un iceberg. E il fenomeno non é solo italiano. A riprova di ciò basti pensare a due episodi verificatisi nei giorni scorsi. All’inizio della settimana infatti é bastato un rumor sul fatto che gli stress test effettuati a luglio sulle banche fossero stati fatti un po’ “all’acqua di rose” per far crollare tutti i titoli bancari d’Europa. Poi venerdì mattina, con il Giappone che aveva chiuso in modo molto positivo, tutte le borse d’Europa erano partite in buon rialzo. Ma nel giro di cinque minuti si sparge la voce che Deutsche Bank é costretta a fare un aumento di capitale di dieci miliardi di euro (“per necessità”) e ecco che le borse invertono repentinamente la rotta e da un più 1 per cento abbondante si va immediatamente in negativo.

A parte le solite considerazioni sul nervosismo, talvolta isterismo dei mercati é evidente che un problema – e grosso – c’é. D’altra parte, con un’economia reale che ha subito i colpi che tutti conosciamo, parrebbe logico che le banche siano state toccate cosi poco dalla crisi? E se pochi mesi fa correvano a chiedere aiuti a governi e banche centrali come possono aver già ricominciato a macinare utili veri?

Come noto molte banche hanno prestato soldi in misura abnorme rispetto ai rispettivi patrimoni. Si pensi che qualche banca, in Europa, é arrivata ad impiegare cento volte l’ammontare dei suoi mezzi propri. Per cui oggi il problema sembra proprio la “pigrizia” – ovviamente, molto voluta – con cui le banche rendono evidenti le vere sofferenze che hanno, più o meno nascoste tra le pieghe del bilancio. E i campanelli della banca d’Italia o dell’aumento di capitale della maggiore banca tedesca sono dei chiarissimi segnali d’allarme.

E non sembra esserci dubbio sul fatto che tutte le banche che hanno fatto forte uso della leva finanziaria saranno presto costrette a chiedere soldi al mercato. Molti soldi. Ciò non potrà che drenare liquidità dalle borse per molte centinaia di milioni di euro. Con le evidenti conseguenze sui listini. La corsa all’emissione di obbli­ga­zioni é iniziata. Ora, raschiato anche il barile delle cartolarizzazioni e dei subordinati, tocca alle azioni. Saranno pertanto mesi difficili i prossimi, per molte banche.

Questi saranno i mesi della verità ed al 31 dicembre i bilanci dovranno essere redatti con un po’ meno pigrizia del passato. Anche perché società clienti o persone che da due, tre anni non ce la fanno a rimborsare i debiti, é ben difficile che siano considerate in bonis. Sarà un esercizio delicato anche per sindaci e revisori, dopo tutte le brutte figure che hanno collezionato negli ultimi anni.

Insomma, si annuncia un autunno difficile: per chi rischia di perdere il lavoro (o lo ha già perso), ma anche per le banche e per le imprese loro clienti.

 (da “Repubblica” del 12 settembre 2010)

Categories: Credito

UN DIRIGIBILE CONTRO I MERCATI

lunedì, 23 agosto 2010 Lascia un commento

di Giuseppe Turani

Da qualche giorno sui mercati finanziari (e quindi sulla congiuntura più in generale) si aggira il fantasma di Hindenburg, il dirigibile che si è schiantato nel cielo di New York nel 1937. Alcuni esperti di analisi grafica sostengono che, ogni tanto, si fa avanti, appunto, una “figura” che essi chiamano Hindenburg: quando arriva non prevede ribassi, ma semplicemente uno schianto dei listini, che può raggiungere anche il 30 per cento. Insomma, un crash come quello del dirigibile.

Secondo questi esperti, l’Hindenburg (che deve manifestarsi due volte nel giro di 36 giorni), si è già fatto vedere il 12 agosto. Non resta che attendere la seconda apparizione (che ci sarebbe addirittura già stata, per alcuni), e poi ci sarà lo schianto dei mercati, seguito da una crisi finanziaria di grandi proporzioni.

Ma le cose stanno veramente così? Non si può dire con certezza. Le previsioni dei graficisti sono molto simili alla stregoneria, e quindi qualche volta possono anche essere nel giusto.

Quello che si sa di sicuro è che il mercato da qui a fine anno non può attendersi buone notizie. La ripresina che c’è stata nel primo semestre coincideva con la fase di ricostituzione delle scorte (mandate a zero durante la Grande Crisi), fase che è ormai finita praticamente ovunque. E quindi la congiuntura va a rallentare. Si crescerà meno di quello che si era soliti fare e non sarà una faccenda tanto breve. La “bassa crescita” potrebbe durare anche un paio d’anni, in attesa che si rimettano in moto i meccanismi tradizionali dell’economia (soprattutto i consumi americani).

Nel corso di questo biennio il rischio di un double dip (cioè di un ritorno alla recessione) sarà praticamente costante, anche se molto probabilmente non si verificherà perché le autorità monetarie lo sanno benissimo e stanno molto attente. Già a fine mese la Federal Reserve americana dovrebbe varare un piano di interventi proprio per ridare un po’ di smalto all’economia americana e per rialzare la congiuntura a un livello tale che scongiuri il rischio di cadere nel double dip. Inoltre, a partire dall’inizio del 2011 la Cina dovrebbe tornare a investire con forza, e questo finirà per spingere in avanti tutto il sistema degli scambi internazionali.

Ma, nonostante queste consolanti osservazioni, il fantasma di Hindenburg non lascia i mercati. Perché?

La spiegazione è abbastanza semplice. Oggi i mercati vivono una situazione che potrebbe essere definita assurda e che è caratterizzata da due elementi. In giro c’è una liquidità abbondantissima (che le banche centrali si guardano bene dal togliere di mezzo, a causa della bassa congiuntura) e tutto questo denaro non costa praticamente niente. In sostanza: denaro in quantità illimitate e a costo zero. Il sogno di ogni buon speculatore.

E infatti il rischio vero, in una situazione del genere, è appunto che i più temerari (ma anche i compassati geometra Rossi e ragionier Bianchi) vadano a infilarsi in qualche bolla di qualche tipo. In giro ci sono più soldi che occasioni vere e quindi non si può escludere che a fianco della lenta ripresa, del lento riavvio dell’economia  possano sorgere e crescere bolle di ogni tipo: dalle materie prime ai titoli azionari.

Gli operatori (che pure stanno approfittando del denaro a basso costo) sanno benissimo tutto questo e quindi stanno molto attenti ai “segnali” che vengono mandati da Hindenburg o da altre diavolerie del genere inventate dai graficisti (i quali, peraltro, giurano che Hindenburg, finora, si è fatto vivo in occasione di tutti i crash degli ultimi venti anni).

In sostanza, tutti sanno che stanno pattinando su un ghiaccio molto sottile e tutti sanno che la loro controparte ha molte probabilità di essere uno speculatore o uno che vuole semplicemente tirare un pacco. Il denaro a costo zero fa tutti un po’ disonesti, e tutti lo sanno.

(da “Repubblica” del 22 agosto 2010)

Congiuntura americana difficile

mercoledì, 21 luglio 2010 Lascia un commento

La congiuntura americana si fa difficile. Forse nel primo semestre 2011 la Fed taglierà ancora il costo del denaro.

BOSSI: SULLE BANCHE RITORNO AL PASSATO

lunedì, 19 aprile 2010 Lascia un commento

di Giuseppe Turani

La zampata di Bossi sulle banche del nord riapre molti interrogativi nell’intreccio tra finanza, politica ed equilibri di potere. Da qualche anno infatti  la fine dell’Iri e l’indebolimento di certi assi tra partiti storicamente interessati a sfruttare la politica per ottenere poltrone e poteri nel consigli delle banche avevano consentito privatizzazioni quasi totalmente reali. C’era, e c’è, lo strapotere delle fondazioni che, come disse Giuliano Amato, cioè colui che le ideò e le promosse, sono e resteranno delle vere e proprie mostruosità (la loro presenza nel sistema, che doveva essere solo temporanea, è  poi diventata permanente). Però negli ultimi anni non si era avuta l’impressione che avessero esagerato nello sfruttare il loro potere. E i vari Passera, Profumo, Mussari hanno operato relativamente tranquilli.

D’altra parte le fondazioni (che sono soggetti del tutto anomali perché non devono rispondere a nessuno) avevano dividendi enormi, che distribuivano sul territorio per la gioia di tutti. Dall’anno scorso però il flusso dei dividendi é stato falcidiato dalla crisi. E le banche stesse stanno pensando più ad aumentare il capitale (per mettersi a posto e per garantirsi) che a dare soldi agli azionisti. Inoltre – anche se sul fenomeno c’é un velo di omertà – alcune fondazioni hanno perso centinaia di milioni in operazioni strampalate sui derivati, ingannate come tanti enti pubblici da intermediari senza scrupoli.

Insomma, la grande torta degli anni scorsi si è fatta molto più piccola, ma l’appetito dei “padroni” dei territori è sempre quello. E quindi le lotte per le nomine dei nuovi consigli delle fondazioni e per quelle nelle posizioni chiave nei vertici delle banche stanno cominciando ad essere più dure, come sempre nei momenti di crisi.

A questo si aggiunga che la pubblica amministrazione non ha più soldi (anzi, ha deficit spaventosi). Gli unici soldi esistenti stanno nelle banche e allora ecco che gli ultimi arrivati, quelli della Lega, vogliono andare all’assalto degli istituti di credito. Vogliono, in qualche modo, dire la loro sulla direzione dei flussi di denaro che dalle banche vanno al mercato, alle imprese. Vogliono tornare, in sostanza, a oltre venti anni fa, quando il credito era tutto in mano ai politici (salvo qualche rara eccezione) e i soldi venivano dati sulla base di amicizie, raccomandazioni, tangenti.

E già questo fa un po’ impressione perché negli ultimi vent’anni ci sembrava che la separazione fra banche e politica fosse un dato acquisito, permanente, del sistema Italia. Ma evidentemente non era così. O, almeno, non è così per la Lega, che al Nord ha tanti “amici” a cui deve qualcosa.

Ma proprio in materia di credito la Lega ha precedenti orrendi. Tutti ricordano la vicenda Creditnord, la banca che la Lega volle a tutti i costi per se e che é stata salvata dal dissesto dopo poco più di un anno dall’avvio dell’attività. Lì infatti si prestavano i soldi solo agli amici e agli amici degli amici. Altro che rating, Basilea o altro. Clientelismo puro come ai tempi del vecchio Banco di Napoli o del “vecchio” Banco di Sicilia. Un disastro sul piano economico che al sistema é poi costato moltissimi soldi.

Adesso si ha l’impressione che si voglia ripetere il film Creditnord, ma su scala molto più vasta, utilizzando banche nazionali con milioni di depositanti e di azionisti (anche internazionali). E a questo punto ci si domanda: ma la Banca d’Italia, gli azionisti di minoranza (visto che quasi tutte le banche a cui si riferisce Bossi sono quotate in borsa o comunque hanno un azionariato molto diffuso) e tutte le nuove regole sulla governance, dove sono? La verità è che in un sistema ordinato, ben organizzato, Bossi non ha alcun titolo per occuparsi delle banche. I suoi amministratori possono occuparsi di lampioni, scuole, ospedali, ecc. Le banche vanno lasciate al mercato. O vogliamo diventare lo zimbello del mondo anche su queste cose?

Categories: Credito, Finanza, Italia
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