Inferno o paradiso il 2011? La domanda se la pone un recente report di Credit Suisse e ha un senso. Ci sono troppi segnali discordanti. Il primo riguarda il dubbio tra espansione e stagnazione. Se si guarda non solo la resistenza di Stati Uniti ed Europa, negli ultimi mesi, ma la crescita che stiamo vedendo nelle due aree, verrebbe da pensare che il mondo occidentale stia per ripartire. O forse é già ripartito. Se si proietta poi ogni ripartenza, ogni uscita dalle ultime crisi, emerge che hanno sempre sorpreso per la loro capacità di anticipare le aspettative, di accelerare i trend di recupero. E questo farebbe sperare che il 2011 fosse addirittura molto brillante.
Dall’altra parte ci sono coloro che già vedono un rallentamento in Cina, la disoccupazione in tutto il mondo che non accenna diminuir, i consumi delle fasce basse che ristagnano, ma anche molte altre cose negative, per suggerire a dir poco prudenza. La maggior parte di coloro che guarda a queste cose é poi convinta che, finito il ripristino delle scorte che ha molto aiutato i fatturati 2010, il 2011 farà tornare a tutti molto indietro. E, se fosse cosi, sarà deflazione. Altro che crescita forte.
Il secondo elemento riguarda le valute dove una corrente di pensiero vede l’euro sprofondare a 0,8 sul dollaro nel corso del 2011. Ciò a causa della quantità di debito dell’area euro, dell’insanabilità’ dei deficit di molti paesi e tenuto conto della manifesta difformità di vedute tra i singoli governi. A questa convinzione si oppongono coloro che invece teorizzano l’impossibilità, per gli Stati Uniti, di lasciar apprezzare troppo il dollaro sull’euro in quanto, con la domanda interna stagnante, l’unica vera speranza per l’industria americana sono le esportazioni e queste sono possibili solo se il dollaro si indebolisce, non viceversa. E di fronte ad una valuta ed un economia cinese non controllabili, l’unica leva per gli americani sembra essere il cambio con l’euro.
Anche qui, come si vede, siamo su previsioni assolutamente divergenti: inferno o paradiso. E, semmai, per chi inferno e per chi paradiso? La terza categoria di considerazioni riguarda i tassi di sviluppo delle economie emergenti, cioè delle locomotive che, volenti o nolenti, da qualche anno trainano l’economia mondiale. Le loro auto, i loro vestiti, le loro case, più ancora dell’effetto sul lusso o sui consumi di alta gamma di vecchi e nuovi ricchi, genereranno ordini di merci in grado di alzare pesantemente le medie mondiali dello sviluppo.
Altri invece, proprio in queste ultime settimane, notano che la Cina rallenta paurosamente, che il Brasile ha già l’immobiliare “in bolla” e che non può reggere. Inoltre qualche tigre asiatica sembra aver esagerato e non può che fermarsi, frenare. E che tutto ciò darà vita ad un crollo di quelle economie. Proprio nel 2011. Stessa musica: non sfumature; una cosa o il suo esatto contrario. Un altro elemento preso in considerazione riguarda i mercati, le borse. Dopo un 2009 sorprendentemente positivo, il 2010 ha avuto molte facce: buono, pessimo, con entusiasmi, paure, strumentalizzazioni di crisi e necessità di precipitose ricoperture.
Da ciò quale indicazione emerge per il 2011 ? Alcuni sostengono che una stasi borsistica troppo lunga non si é mai vista. Altri invece, numeri alla mano, dimostrano che se solo il Dow Jones sforasse i 10.700 punti ci potrebbe essere un baratro del 20/25 per cento ed una crisi dei mercati per ben più di un anno. Poi ci sono i soliti sedicenti esperti che guardano i multipli di mercato e, anche qui, taluni arrivano a dire che li vedono bassissimi, per cui le borse devono salire, altri dicono che le banche sono ancora piene di buchi, le assicurazioni di titoli tossici, le corporation di problemi commerciali, per cui – rispetto all’andamento dell’economia reale – tutto é drogato. L’Inferno, insomma.
(Da “Repubblica” del 5 novembre 2010)
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