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Cambi, tassi e petrolio scoraggiano le imprese

di Daniela Braidi  

Battuta d’arresto, a luglio, per la fiducia delle imprese. In Italia l’indice calcolato dall’Isae è sceso più delle attese e si è riportato al livello più basso degli ultimi 17 mesi passando a 93,3 da 95,9 di giugno (dato corretto al ribasso da precedente 96,3).  “Il deludente dato riflette l’impatto negativo del rafforzamento dell’euro (che potrebbe penalizzare le esportazioni) e del rialzo del prezzo del greggio (che potrebbe innalzare i costi per le imprese) e anche delle prospettive di ulteriori rialzi del costo del denaro. Tuttavia, il peggio, sia per la valuta che per il greggio, sembra essere alle nostre spalle. Perciò ci aspettiamo un recupero della produzione industriale nella seconda metà dell’anno”, commentano gli analisti di Unicredit. 

Meno ottimisti anche gli imprenditori tedeschi, con l’indice Ifo sceso a luglio a 106,4 punti da 107 di giugno. Il risultato è in linea con le attese e conferma il trend discendente dal massimo storico di 108,7 toccato a dicembre 2006.“Siamo comunque ancora ampiamente al di sopra della media di lungo termine (96,2) e di un punto e mezzo al di sotto della media del secondo trimestre (108,1)” dicono gli economisti di Intesa Sanpaolo sottolineando che “per il momento l’apprezzamento dell’euro ha avuto un impatto limitato” sull’umore delle imprese tedesche, anche se “cominciano a scontare un quadro meno roseo di qui a sei mesi”: in base ai risultati del sondaggio condotto tra 7.000 imprenditori, l’indice Ifo sulla situazione attuale è sceso infatti meno del previsto (da 111,4 a 111,3, contro un atteso 111), mentre l’indice l’indice Ifo sulle aspettative a sei mesi è diminuito più delle attese (da 102,8 a 101,8, contro un atteso 102).