Archivio

Archivio per la categoria ‘fusioni e acquisizioni’

I BRAND ALLA GUERRA

martedì, 10 agosto 2010 Lascia un commento

A vedere i conti di certe medio-grandi aziende italiane non ci si ricorda nemmeno più della crisi. Sembrano tornati gli anni d’oro. Mesi fa avevamo anticipato che, specie nel secondo trimestre, le multinazionali tascabili di casa nostra avrebbero presto accelerato. Da qualche giorno abbiamo i risultati semestrali, risultati che danno buon conto dell’andamento del periodo.  Quasi ovunque ottimi dati: dal più 6 per cento dei ricavi della Indesit al più 12  per cento del fatturato di Bulgari, dal più 22 per cento, sempre del fatturato, di Zignago Vetro, al più 21  per cento di Interpump fino al più 28 per cento di Datalogic e, non ultimo, il più 31 di Brembo.

Ma quel che più conta sono le cifre della redditività netta che in qualche caso fanno dei veri e propri salti. Se anche si considera che il primo semestre 2009 é stato molto brutto, fa molto piacere – da sostenitori dell’importanza di questo segmento di aziende nell’intera economia nazionale – assistere a rimbalzi così consistenti degli utili. Basti dire che molti medi gruppi italiani sono passati da una perdita dell’anno scorso ad utili in qualche caso molto consistenti.

Qualche esempio anche qui: Zignago Vetro che aumenta gli utili netti di oltre il 33 per cento, Brembo e Datalogic da una lieve perdita 2009 a utili multimilionari, che in percentuale si avvicinano a quelli degli anni record, Interpump che li incrementa dell’80  per cento. Prada, pur non essendo quotata in borsa, ha fatto vedere risultati eccezionali, con una crescita del 29 per cento del fatturato e tutti i margini in forte crescita.

Vedere questi dati e pensare che la crisi sia del tutto superata parrebbe logico. E invece no. La crisi potrebbe infatti essere alle spalle, ma solo di chi ha marchi forti, tecnologie vincenti, prodotti all’avanguardia. Per tutti gli altri la vita é ancora molto difficile e infatti non passa giorno che non si legga di società che riescono faticosamente a sopravvivere con ristrutturazioni e riscadenzia­menti di debiti, sforzi per non soccombere a fronte di un peso di oneri finanziari non più sopportabili ed ecco i casi delle varie Poltrona Frau, Sirti, Castelgarden, Ferretti, Socotherm, Saviola, Saeco, Zucchi; l’elenco sarebbe lunghissimo. Si parla complessivamente di ristrutturazione di debiti per quasi cinquanta miliardi di euro nell’ultimo anno.

Un fenomeno probabilmente mai stato visto in Italia in queste dimensioni. Pensare solo uno o due anni fa che sarebbero finiti in procedure di amministrazione straordinaria o addirittura in fallimento gruppi come Burani, Ittierre, Viaggi del Ventaglio, Snia sarebbe stato da pazzi. E invece é successo. E fuori della porta delle principali banche italiane c’é la coda di società di tutte le dimensioni che dichiarano di non essere in grado di far fronte ai propri debiti. E le banche, dal canto loro, stanno cercando di prendere tempo e più che altro di allungare i tempi di rimborsi che forse non avverranno mai.

Questo é comunque uno spaccato non solo italiano, perché in Germania e Francia il quadro é molto simile, in Spagna é peggio ed anche i dati industriali aggregati della prima metà del 2010 sulle medie e medio grandi aziende lo dimostrano. La seconda metà dell’anno sarà più difficilmente decifrabile, il rallentamento in Asia e in Usa non aiuta, l’Europa va meglio del previsto ma non assorbe più di tanto i prodotti che le aziende sfornano. Il dato di luglio sulle auto é terrificante, gli effetti sull’indotto sono immaginabili e non si riesce a capire se va fatto il tifo per ulteriori incentivi che diano una nuova spinta al mercato o se sia più logico aspettare che il mercato si aggiusti da solo. Senza doping. Più che uno spaccato dell’economia sembra sempre di più emergere la spaccatura trasversale tra settori: da una parte aziende ottime che migliorano e, dall’altra, società in lenta, ma spesso inarrestabile, agonia. Qualcun altro si appresta a sparire.

(Da “Repubblica” dell’8 agosto 2010)

Fusioni e acquisizioni, indietro tutta

lunedì, 3 settembre 2007 Lascia un commento

 di Mariangela Tessa 

Agosto nero per le operazioni di fusioni e acquisizioni. E, secondo gli analisti, le prospettive per resto dell’anno restano negative. Colpa dell’aumento dei tassi di indebitamento e delle recenti tempeste abbattutesi sul mercato, che hanno indebolito la fiducia degli investitori. I dati compilati a questo proposito da Bloomberg fotografano bene la situazione: lo scorso mese sono state annunciate operazioni per un totale di 188 miliardi, ai minimi dal luglio 2005. Questo porta a quota a 3,3 miliardi di dollari il valore totale delle operazioni da inizio anno, ovvero 244 miliardi sotto l’ammontare record registrato nello stesso periodo dello scorso anno. Le società – dicono da più parti gli analisti – che avevano intenzione di vendere hanno deciso di rimandare le operazioni per il timore di trovarsi nelle condizioni di vedere svalutate le loro attività. 

 Il  mese di agosto ha segnato un record negativo nel mercato delle merger&acquisition non solo dal punto di vista del numero di operazioni, ma anche nelle dimensioni medie, che si sono aggirate intorno ai 129 milioni, il livello più basso dal novembre 2004. “Il mercato oggi  è chiuso per quasi tutti,” ha sottolineato dalla Abn Amro. “Guardando al futuro è possibile una riapertura per le operazioni di private-equity ma con condizioni e termini diversi”.  

Una conferma ulteriore della frenata del settore delle merger&acquisitions arriverà con la pubblicazione dei conti delle banche d’affari , che negli scorsi anni avevano macinato utili grazie anche al grande fermento che aveva caratterizzato il settore. Finora, comunque, tra i broker quella che da inizio 2007 si è aggiudicato un maggior numero di consulenze nel comparto del m&a è Goldman Sachs, seguita da Citigroup e Morgan Stanley.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 28 other followers