di Daniela Braidi
La crisi dei mutui immobiliari inizia a contagiare l’economia reale americana. Le nuove stime del consensus di agosto mostrano una revisione al ribasso del Pil Usa, dal 2,1 all’1,9 per cento quest’anno e dal 2,8 al 2,6 per cento il prossimo. La frenata dell’economia sarà dunque più brusca del previsto. L’anno scorso il Pil americano era salito del 2,9 per cento e per quest’anno la Fed ha indicato a luglio una stima tra il 2,25 e il 2,50 per cento.
La turbolenza in atto sui mercati finanziari è stata all’origine di questa visione più cauta da parte degli analisti. Alcuni iniziano addirittura a pensare che un ribasso anche dei Fed Funds (dopo il taglio a sorpresa, venerdì scorso, di mezzo punto percentuale del tasso di sconto) potrebbe materializzarsi entro fine anno, forse già nella riunione del 18 settembre o magari in quella successiva del 31 ottobre. Ethan Herris di Lehman Broters, ad esempio, prevede un taglio di 25 punti base sia a settembre che a ottobre, con i Fed Funds in calo dal 5,25 al 4,75 per cento a fine anno.
A leggere i dati del consensus risulta però che a pagare il prezzo più alto della crisi dei mutui non saranno i consumatori, ma le imprese. Grazie anche a qualche schiarita sul mercato immobiliare e alla tenuta del mercato del lavoro e dei salari, i consumi personali degli americani dovrebbero infatti rallentare solo modestamente rispetto al +3,1% del 2006. Musica diversa, invece, per le imprese che in una situazione di scarsa liquidità non riescono più a finanziarsi a breve a condizioni migliori di quelle praticate dalle banche. E sono quindi costrette a circoscrivere le loro strategie di espansione. Illuminante il consensus di agosto, che ha tagliato drasticamente le attese sugli utili 2007 della Corporate America da +4,4 a +1,9 per cento. Come dire che quest’anno le imprese americane dovranno fare i conti con profitti praticamente invariati. Un duro colpo dopo quattro anni di aumenti a doppia cifra (+12,1 nel 2003, +14,4 nel 2004, +11,5 nel 2005 e +13,2 nel 2006).


